Assenzio selvatico
Foto di Assenzio selvatico
Il fusto è eretto e ramificato.

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Specie: Artemisia vulgaris L.
Nome volgare: Assenzio selvatico
Divisione: SPERMATOFITE
Sottodivisione: Angiosperme
Famiglia:ASTERACEAE (COMPOSITAE)
Habitat: incolti, ruderi
Fioritura: da Agosto a Novembre
Forma: Emicriptofita scaposa
Durata/Portamento: perenne
Colore del fiore: verde, marrone
Origine: autoctona
Protezione: Nessuna

E' una pianta erbacea alta fino a 2 m, robusta e invadente, con debole odore di vermuth. Ama terreni ricchi di nitrati e ambienti antropizzati.

Il fusto è eretto, striato e molto ramoso, di aspetto simile ad Artemisia verlotiorum. A differenza di quest'ultima, è priva di stoloni.

Le foglie basali sono pennatosette, semiabbraccianti il fusto e divise in segmenti dentati, mentre quelle superiori sono ridotte e lineari. Molto evidente è la differenza di colorazione della pagina superiore che è verde scura, rispetto a quella inferiore che è bianco-tomentosa.

I fiori, tutti tubolosi, sono riuniti in un'infiorescenza a pannocchia piramidale con capolini molto piccoli (2-3 mm), ovoidi e quasi sessili di colore giallastro. L'impollinazione è anemofila.

I frutti sono acheni senza pappo.

Particolarità:

  • Il nome del genere Artemisia deriva dal greco "artemés" = sano e salvo e la pianta era "sacra alla dea Artemide".
    Il nome della specie vulgaris viene dal latino "vúlgus" = comune, diffuso, frequente.
  • Figlia di Zeus e di Latona, sorella di Apollo, Artemide presenta un duplice aspetto: è la dea cacciatrice, che corre selvaggia per i boschi, è la dea guerriera che guida e salva nelle battaglie ed è nel contempo la dea vergine protettrice dei parti e delle malattie femminili.
    Infatti l’Artemisia è una pianta aromatica che veniva consigliata da Ippocrate per far espellere la placenta e da Dioscoride per accelerare il parto. E’ un’erba mediamente tossica e se assunta in dosi eccessive può provocare l’aborto. I suoi principi attivi le conferiscono diverse proprietà terapeutiche: viene utilizzata in casi di amenorrea, è un ottimo digestivo e sedativo. Nell’immaginario antico rientrava tra quelle piante adatte a combattere le crisi di follia (epilessia) che si pensavano ad opera del Diavolo.
    Attenzione: le indicazioni farmaceutiche hanno solo scopo informativo; qualunque applicazione e assunzione deve essere prescritta e seguita dal medico.
  • In Brianza esiste una leggenda su questa pianta, legata a San Carlo Borromeo: era maggio e il Santo, in visita pastorale alla pieve di Missaglia (verso la fine del 1500), si mise in viaggio per Montevecchia a cavallo del suo mulo. Essendo ormai quasi sera, decise di abbandonare la strada maestra e di prendere per i campi. Quasi senza accorgersene, il Cardinale si trovò in mezzo ad un grande prato nei pressi di Lomaniga.
    Va ricordato che, anche a quei tempi, chiunque avesse attraversato in maggio un prato pronto per lo sfalcio, sarebbe sicuramente incorso nelle ire del contadino. Infatti il contadino, sentito abbaiare il suo cane e vedendo il viandante nel suo prato, si infuriò, prese un forcone e si diresse di corsa verso l’”invasore”. Quando si accorse che si trattava di S. Carlo, si tolse il cappello, fece un inchino ma disse deciso: "Non sa che attraversare i prati in maggio l’è un pecaa murtal? S. Carlo osservò attentamente la grande estensione erbosa e rispose: "Questo non è un prato, ma una sterpaglia infestata dall’ erba del diavul (l’Artemisia)". "E’ vero" riprese il contadino, "ma cosa posso farci?" Il Santo spiegò il perché si fosse trovato lì e il contadino ammansito gli permise di attraversare il suo campo per giungere a Montevecchia prima che facesse buio.
    S. Carlo benedisse il contadino, lo ringraziò e gli promise che si sarebbe ricordato di lui.
    Arrivò il tempo della falciatura e il contadino decise di tagliare quel poco foraggio che si trovava nel suo prato per farne del fieno. Quale fu la sua sorpresa quando, invece dell’Artemisia, trovò dell’ottima erba fresca! Il contadino capì che tutto ciò era opera di S. Carlo e corse a chiamare tutti i paisan di Lomaniga per far vedere loro il miracolo… Da quel momento in poi l’Artemisa fu chiamata Sancarlin.

Ultimo aggiornamento:
23/9/2015
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